Livigno & Grigioni

A cavallo tra Italia e Svizzera, tra Valtellina e Grigioni si trovano le strade che ogni motociclista sogna. Ogni anno il richiamo di questi luoghi è irresistibile. Livigno con la sua splendida vallata a 1800Mt. di quota e le sue attrattive da sola valgono il viaggio. Se poi vi aggiungiamo altre “perle” della vicina Svizzera, possiamo raggiungere l’estasi motociclistica! Se si ha in programma un viaggio da queste parti, un consiglio tra tutti. Il Borgo di Guarda sulle Alpi Svizzere, un autentico gioiello!

Bobbio

Bobbio e il suo “Ponte vecchio”

Bellissimo borgo, bella gita fuori porta per noi motociclisti. Il Ponte Vecchio, da solo, vale la visita. Bobbio conserva ancora il sapore medievale del proprio borgo fatto di strette viuzze, case in sasso e palazzi signorili.

Bobbio è, oltretutto, bandiera arancione del Touring Club italiano ed è un luogo incantevole se desiderate fare una bella sosta prima di addentrarvi nell’alta Val Trebbia e abbandonarvi alle sue curve e tornanti.

Il Lago di Como


Il Lago di Como e le sue straordinarie bellezze tra luoghi storici e una perla assoluta, la Villa del Balbianello


Sono un grande fan della saga di Guerre Stellari.  Durante lo scorrere dei titoli di coda di uno degli episodi del prequel noto come alcune scene del Film, girate in questa location, tanto bella quanto surreale, sono state girate sul Lago di Como. Mi documento e così scopro dell’esistenza della Villa del Balbianello a Lenno. Location poi sfruttata anche per 007 Casinò Royale. Detto fatto, con gli amici organizziamo un week end sulle sponde lariane e la Villa, ora di proprietà del FAI (Fondo ambientale italiano) sarà la nostra meta cult!

Lasciamo le moto in Hotel, poco distante dal lungolago di Lenno. Per raggiungere la Villa scegliamo un taxi boat che per pochi euro ci accompagna, facendoci anche portare il motoscafo, fino al piccolo molo privato del enorme promontorio, occupato in gran parte da edifici e giardini di questo complesso di sopraffina bellezza.

Già il colpo d’occhio dall’acqua è pazzesco! Sbarchiamo e una gentilissima guida ci consiglia sulle modalità della nostra visita.

Paghiamo il biglietto d’ingresso, ma poi troviamo conveniente farci soci del FAI, che cura svariate strutture di pregio disseminate lungo tutto il territorio italiano. Approfittiamo della visita guidata, unico modo per addentrarsi  anche dentro gli splendidi edifici, appartenuti, fino a pochi decenni addietro all’esploratore Guido Monzino, erede del fondatore del gruppo Standa. Monzino acquistò la villa nel dopoguerra, rilevandola in stato di totale abbandono e ne fece un centro studi dedicato ai viaggi e alle esplorazioni arricchendola di cimeli e pregiate suppellettili raccolte in tutti i continenti. Le sale e gli arredi del complesso centrale sono molto raffinate ma è il colpo d’occhio dai giardini che toglie il respiro! Ovunque si posa lo sguardo si rimane esterrefatti al cospetto di tanta bellezza. Perlustriamo ogni angolo di questa scheggia di Paradiso in Terra e ogni scorcio, ogni dettaglio è, se possibile, più bello del precedente… continua

 

Primavera in Turchia

 

Primavera in Turchia

Sono trascorsi parecchi anni quando, giovane e ansioso di conoscere il Mondo in sella ad una moto, mi recai per la prima volta in Turchia. Solo il pianificare il tragitto, le tappe e le mete da visitare mi dava una certa scarica di adrenalina, preoccupato come ero, dallo stato del paese, specie ad oriente. Allora, l’estremismo islamico doveva ancora rivelarsi ma a infondere timori ai viaggiatori era la conflittualità tra l’esercito regolare di Ankara e il PKK.

A pensarci oggi, tutto ciò era ben poca cosa, rispetto a quello a cui avremmo dovuto assistere, in termini di imbarbarimento tra il Mondo occidentale e quello che osserva le leggi del Corano tuttavia, intrapresi quel viaggio con la stessa fiducia con cui, assieme all’amico Claudio, abbiamo pensato di tornare a calcare quelle strade. In realtà, per Claudio, questa è la sua prima volta.

Il Mondo, dai primi anni 2000 è cambiato parecchio, inutile rammentarlo, alcuni paesi, come la Turchia, come scoprirò poi, in poco più di un decennio, hanno subito una profonda metamorfosi migliorando, di parecchio, il tenore di vita della popolazione. Dove una volta c’erano solo villaggi spersi tra l’infinito altopiano anatolico, ora trovi palazzi modernissimi, quartieri residenziali con eleganti villette e al posto di strette strade di campagna, ora grandi “highway” a quattro corsie, ahimè spesso presidiate dalla “Polis”

In questo scenario decido quindi tornare a fare visita a quel Mondo che, per svariate ragioni, mi ha sempre affascinato… I suoi grandi spazi che sanno di avventura e la storia millenaria, hanno sempre esercitato su di me un richiamo irresistibile.

Nel lontano Agosto 2001, ad accompagnarmi in quell’epico viaggio c’era anche mio fratello Gino, è a lui che devo il mio spirito di motoviaggiatore. Purtroppo Gino ci ha lasciato qualche anno fà e sentivo che questa nuova avventura avrebbe assunto un senso più profondo se mi fossi ispirato a lui e alla comune passione per i viaggi esplorativi in sella ad una moto.

Passo le lunghe serata invernali, assieme al mio compagno di viaggio, su questo nuovo progetto. Ci è concesso assentarci dal lavoro per 11 giorni, non uno di più. Con queste tempistiche ci è, giocoforza, preclusa la parte orientale dell’Anatolia, la parte più autentica e paesaggisticamente spettacolare della Turchia, dove un bel viaggio può anche assumere aspetti esplorativi e avventurosi ma tant’è.

L’itinerario prevede di traghettare da Ancona fino ad Igoumenitsa per poi risalire la Grecia per la nuovissima (e gratuita) autostrada che ci porterà fino al confine Turco. Un bel risparmio di tempo rispetto a qualche anno addietro dove questa nuova direttrice non esisteva costringendoti all’attraversamento delle montagne fino quasi a Salonicco.

Programmiamo le nostre tappe “chiave” ad Istanbul, Amasya, Hattusa, Goreme, Pamukkale.

Lo stato d’uso delle nostre cavalcature (BMW R1200 GS Adventure, BMW R1150 GS) è ottimo. Solo le batterie non hanno uno spunto eccezionale e decidiamo, per tranquillità, di sostituirle. Il nostro abbigliamento di giacca e pantaloni in Gore-Tex temiamo non sia sufficiente, in caso di lunghe giornata sotto grandi acquazzoni e acquistiamo delle tute anti pioggia per scongiurare ore alla guida con l’abbigliamento pregno d’acqua. Mai altra intuizione si rivelò più azzeccata!!!

Per maggiore tranquillità nostra e delle nostre famiglie, decido di dotarmi di un device di tracciamento satellitare che a cadenze prestabilite di dieci minuti, invia via satellite, la nostra posizione in tempo reale ma che, al bisogno, può anche in assenza di rete cellulare, inviare brevi messaggi di testo o SOS ad amici e parenti o addirittura ad un servizio di recupero in caso di estrema necessità.

Si avvicina il momento della partenza ed è evidente lo scetticismo, o peggio, di colleghi e amici quando comunichiamo loro la nostra destinazione. D’altronde dalle nostre parti, con tutto quello che si sente nei Tg, il mondo arabo non riscuote certo molti favori. Lo stesso scetticismo, ricordo, lo raccolsi anche allora ma come allora sapevo bene che erano solo preconcetti e frutto dell’imperante conformismo che obbliga tutti a vacanze pre-confezionate “all inclusive”.

Nella mattinata del 1° di Maggio giro la chiave della fidata Adventure, carica come è all’inverosimile, comprese le attrezzature per documentare il viaggio. Il cielo è plumbeo e minaccia pioggia, il traffico inesistente ci regala una tappa tranquilla fino ad Ancona.

In attesa di imbarcarci, non posso non notare come siamo gli unici motociclisti in partenza, in realtà solo un simpatico tedesco in auto ma con moto su rimorchio, ci comunica che anche per lui la meta del viaggio sarà il paese della mezzaluna. Guadagnamo il Garage della nave e di lì a poco si salpa!

Sbarchiamo ad Igoumenitsa di prima mattina, ha smesso di piovere da poco e, fortunatamente, sta uscendo il sole. Facciamo carburante poco fuori il paese, subito inizia l’autostrada che per i prossimi 600 Km. punterà ad Est.

Il tragitto molto bello, sia come paesaggio che come manto stradale, sono euforico e lascio correre l’adventurona tra bei curvoni, viadotti e gallerie ma poi… arriva la doccia fredda! Via radio, Claudio dietro di me esclama, ho forato, ho forato, ferma!! …Non ci posso credere! Ma chi è che fora oramai, a me in tanti anni non è mai capitato!! Ci fermiamo in corsia di emergenza su di un viadotto tra due gallerie. E’ proprio così! Il pneumatico posteriore del 1150 di Claudio è a terra! Controlliamo tutto il battistrada ma non vedo forature.. Porca Put… non ci voleva, siamo in autostrada nel Nord della Grecia e adesso che si fa?? Non abbiamo kit di riparazione e comunque non ti puoi mettere qui a lavorare dove ti sfiorano auto e camion che passano “in pieno” sfiorandoti. Claudio è a dir poco scoraggiato e Alexandropoli, nostra prima meta di viaggio è a 400Km.

Provo a rincuorare il mio compagno di viaggio ma io stesso ho qualche dubbio che riusciremo a risolvere celermente. Mi incammino a piedi lungo la corsia di emergenza alla ricerca spasmodica di una colonnina SOS e, fortunatamente, a qualche centinaio di metri ne intravedo una. Premo il pulsante e in un inglese pasticciato riesco a comunicare l’entità del nostro guaio, di li a poco arriverà un carro attrezzi. Sono sollevato, ci raggiunge un furgone del soccorso stradale ma riescono solo a constatare che la moto va issata su di un vero carro attrezzi che provvedono a contattare. Dopo un’altra mezz’ora arriva il mezzo agognato e sistemato il GS e Claudio sul mezzo di soccorso, li seguo in cerca di un gommista posto in un paesino ad una trentina di chilometri dall’autostrada.

Il gommista, molto bravo, individua subito il problema; Nessuna foratura, la valvola del pneumatico (un pò datata) ha ceduto! In pochi minuti, dopo la sostituzione e un test di verifica, siamo di nuovo On the Road!!

Che bella sensazione, quando tutto sembrava compromesso o quasi, anche per via dei tempi così serrati, siamo nuovamente e pienamente operativi.

Sfilano sotto le nostre ruote, le Meteore, Salonicco, Kavala e sotto un bellissimo sole raggiungiamo il nostro Hotel ad Alexandropoli. Due passi per il paese tra scherzi e battute a dissolvere la tensione di qualche ora prima.

L’indomani, di primo mattino, dopo la colazione carichiamo i nostri mezzi, La Turchia è lì! Raggiungiamo il posto di confine, superata la dogana greca, eccoci ad attraversare il fiume che divide i due Paesi, tristemente famoso per il continuo e clandestino attraversamento dei migranti che in Europa cercano una possibilità.

Il posto di frontiera turco è dinnanzi a noi, la struttura è modernissima e le pratiche sono assai rapide, in dieci minuti varchiamo il confine e ci troviamo a solcare le grandi statali turche a doppia corsia per ogni senso di marcia, assai scorrevoli che ti invitano ad una andatura sostenuta ma, memore delle mie esperienze passate in auto e moto, meglio procedere con prudenza. La Polis è sempre in agguato con le pistole laser e ogni piccola infrazione al limite di velocità viene immediatamente sanzionata e gli importi da sborsare sono molto salati! I limiti di velocità, di 120km/h per le auto, scendono a 90km/h per le moto! Procedere così lentamente mi si chiudono quasi gli occhi, cerchiamo così un “compromesso” confidando nella clemenza degli agenti.

Ad un centinaio di km da Istanbul termina la statale e inizia un’autostrada senza casellanti, tutto è automatico. Qualche decina di chilometri prima di essa ci fermiamo in stazioni di servizio per acquistare la tessera per transitare sulle autostrade turche ma, ci viene spiegato, questo non vale per le moto! Per le due ruote, occorre recarsi presso gli uffici preposti all’ingresso del tratto autostradale. Così facciamo, la procedura è abbastanza lunga, ci viene chiesto il Passaporto e paghiamo una cifra pari a circa € 50. Non abbiamo capitò, in realtà, un granchè, qui nessuno spiaccica una parola di inglese. La tessera è una sorta di Telepass e pare sufficiente passare sotto i varchi appositi peraltro senza sbarre. In realtà al nostro primo accedere, inizia a suonare una specie di sirena… Non ce ne curiamo e dopo circa un’ora ci troviamo nel dedalo di superstrade e tangenziali nei sobborghi di Istanbul.

Fa caldo, il traffico è dapprima sostenuto e man mano che ci avviciniamo alla città diventa assai congestionato costringendoci a zigzagare tra le auto e i camion! Per farla breve sono 2 ore di delirio!! Raggiungiamo il quartiere di Sultanahmet e le cose non migliorano, tanto che, con le temperature del motore alle stelle, accostiamo ad una fermata del tram dove, al riparo di un poco d’ombra, facciamo respirare uomini e mezzi. Ci restano ancora un paio di km. prima di raggiungere l’Hotel posto proprio dietro alla Moschea Blu, ancora auto e Pulmann turistici in colonna ma poi giungiamo finalmente a destinazione completamente sfiniti!!

Tempo di scaricare i bagagli in camera e toglierci le pesanti armature di dosso, una doccia ristoratrice e la consapevolezza di aver raggiunto questa meta con le nostre moto, fa si che le energie tornano a riaffiorare. Iniziamo da subito a visitare questo luogo così affascinante. Moschea Blu, Santa Sofia, Cisterna Basilica e Gran Bazar (ahimè chiuso) sono i luoghi straordinari che tanto appagano l’occhio quanto lo spirito. I nostri “shooting” foto e video si susseguono tra una location e l’altra ma è nel tardo pomeriggio che, salendo in un locale posto su di una terrazza panoramica, che siamo rapiti dal colpo d’occhio pazzesco! Tutti i luoghi culto di Istanbul sono attorno a noi e, a fare da cornice, lo stretto sul Bosforo dove incrociano le enormi navi da crociera che fanno tappa qui.

Istanbul di sera poi è, se possibile, ancora più spettacolare con tutte le sue principali attrattive splendidamente illuminate mentre intere famiglie di nativi occupano gli spazi dei giardini rilassandosi. L’atmosfera è davvero piacevole.

Il giorno successivo piove incessantemente, abbiamo in programma la visita approfondita delle due grandi moschee di Sultanahmet e di altri luoghi panoramici consigliati dal Maitre dell’Hotel, piove buona parte della mattina ma, in questo caso, siamo ben riparati all’interno della Moschea Blu e a Santa Sofia. Esce il sole e allora gita in battello sul Corno d’Oro e altra escursione su di una collina panoramica a dominio della città.

Memori dell’incubo al nostro arrivo ad Istanbul, decidiamo di ripartire l’indomani all’alba! Sveglia alle 4,30, carichiamo le moto, il meteo non promette nulla di buono ma, almeno, il traffico in uscita da Istanbul è nullo. Saliamo una rampa e ci troviamo sul lungo Ponte sul Bosforo che divide Europa ed Asia, grande emozione! Non ci dobbiamo distrarre però, il traffico, specie di mezzi pesanti, è intenso e tutti, ma proprio tutti vanno a velocità molto elevata.

Puntiamo decisi verso Est, la nostra meta odierna sarà Amasya, quasi 700 km. Lasciata l’autostrada che piega verso Sud, verso Ankara, noi teniamo la E80 percorrendo grandi e desolate statali. Inizia a piovere in maniera battente, ci fermiamo in una stazione di servizio per indossare le tute anti acqua, riuscendo così ad avanzare in tutto confort a dispetto delle secchiate d’acqua su di noi e della temperatura in picchiata. Siamo infatti saliti sull’infinito altipiano Anatolico a circa mille metri di quota. Anche la visibilità è scarsa, che peccato rimugino nel casco, non ammirare i grandi panorami dell’Anatolia, tuttavia, nel viaggiare con questo tempo da lupi, c’è qualcosa di quasi mistico…

Raggiungiamo Amasya, ha smesso di piovere e lasciate le nostre cose in un comodissimo Hotel, visitiamo la città fondata dal geografo greco Strabone. E’ situata nella stretta gola del fiume Yesilirmak. Il luogo è straordinario, date un’occhiata alle foto della nostra gallery o su Internet e vi renderete conto! Non piove ma il cielo rimane scuro e minaccia altra acqua, credo che con il sole sarebbe stata ben altra cosa. Cala la sera e tutti i gli edifici sul fiume si illuminano alternando i colori, uno spettacolo! Riprende a piovere ma chissenefrega, rimaniamo anche sotto l’acqua a scattare foto e girare video. Ceniamo con una “Pide” chilometrica in un piccolo locale lungo la riva del fiume. L’accoglienza del gestore è genuina e squisita. Continua a piovere a dirotto, ma imperterriti continuiamo ad immortalare su schede di memoria questo luogo così suggestivo.

Nuovo giorno in Turchia, oggi la tappa prevede un Amasya-Goreme in Cappadocia, passando per le rovine di Hattusa, l’antica capitale Ittita. Il meteo è sempre incerto ma almeno non piove. Raggiungiamo Bogazkale, nelle cui vicinanze, è posto l’antico sito di Hattusa, adagiato su di una collina. Oggi, degli antichi fasti della capitale Ittita, acerrimi nemici degli antichi egizi, rimane ben poco. Tuttavia rimaniamo affascinati dalla visita del Sito, anche grazie ad una attempata guida fai da te che parla perfettamente italiano. Siamo i soli turisti in visita.

Riprendiamo le moto e, percorrendo deserte strade di montagna, puntiamo a Sud verso la Cappadocia. La guida è gratificante, le BMW funzionano egregiamente, solo le condizioni atmosferiche non sono quelle che ti aspetti a queste latitudini negandoci la bellezza dei paesaggi. Fermandoci lungo la strada avvertiamo solo il rumore del vento che spazza questi altipiani. Da casa gli amici e parenti seguono il nostro percorso su Google Maps grazie al tracciamento satellitare, inviandoci messaggi di apprezzamento e sostegno che ci danno morale. Assaporo attimo per attimo ogni istante di questa esperienza così lontana dalla nostra routine.

Raggiungiamo Goreme e la Cappadocia, il nostro alloggio è tipico della zona, scavato come è nel Tufo ma a differenza di un tempo ora, quasi tutte le strutture alberghiere, sono ora assai raffinate. Sosteremo per un paio di notti, il “minimo sindacale” per addentrarci nei paraggi ed esplorare queste zone così spettacolari, così bizzarre. Il museo a cielo aperto di Goreme, Zelve, Cavusin, la Valle delle Rose e altro ancora sono tutto quello che riusciamo a fare nostro. Ci sono parecchi turisti in giro, intendiamoci, nessun affollamento ma il turismo organizzato qui è ben presente. Oltre a noi, gli unici motociclisti, sono una spedizione cinese, eh si ho detto cinese, ora anche loro viaggiano in moto, in sella a fiammanti BMW GS LC, seguiti da altri mezzi di supporto. Il loro itinerario, manco a dirlo, è ripercorrere la Via della Seta. A tratti fa capolino anche il sole ma poi di nuovo grossi nuvoloni neri carichi d’acqua.

Siamo oramai al giro di boa, d’ora in poi i nostri mezzi punteranno in direzione Ovest, verso casa. Ripartiamo l’indomani, la tappa che ci attende prevede l’arrivo in un’altro “must” della Turchia classica, Pamukkale. Lasciamo la Cappadocia, non ricordo esattamente dove ma lungo una super strada, una pattuglia della Polis ci ferma, abbiamo superato i limiti di velocità, procedevamo a 125 km/h con il limite a 90km/h! Annotano tutti i nostri dati, delle moto e dei passaporti sulla contravvenzione per una modica cifra di € 150 a testa!!! Provo a mercanteggiare sfoderando tutto il mio “savoir faire” ma nulla da fare, sono inflessibili! Non c’è altro da fare, bisogna pagare e a Lire turche siamo messi maluccio. Riusciamo a raccimolare la cifra ma gli agenti ci notificano solo la contravvenzione, per pagare dovremo farlo in frontiera, in uscita dal paese. Riprendiamo il viaggio, superiamo Kayseri e in direzione Konya, dove la strada lambisce una dolce collina, decido di accostare, dal bauletto estraggo una vecchia foto di mio fratello Gino, scattata poco distante da qui, vicino alla sua BMW. Dissodo un pò il terreno e sotterro la fotografia, registrando le coordinate satellite. Ciao Gino, mi manchi!

Il viaggio prosegue senza scossoni, soste per il carburante, spuntino e via. Siamo partiti stamane e per tutta la giornata faceva un bel fresco ma ora che siamo in prossimità di Pamukkale ad attenderci un bel caldo afoso. Qui non ci ero mai stato ma rimango sgomento dalla quantità e “qualità” dei Russi che invadono la zona. Sembra di stare al “Luna Park”. Orde di turisti vocianti e dal look trash salgono e scendono come formiche dalle piscine naturali di calcare. Il luogo in se è stupendo e decadente al tempo stesso.

Sveglia alle 4,00, è notte fonda e la tappa odierna è tosta. Piove a dirotto, il tipo della reception, che sta dormendo sui divani della hall, ci ha lasciato un sacchetto per la colazione che ci gusteremo in viaggio. Lungo la strada non c’è nessuno ed è buio pesto, direzione Nord-Ovest, oggi dovremo rientrare in Grecia superando lo stretto dei Dardanelli. La strada sale di quota con qualche tornante, deve essere un Passo di montagna, lo posso solo dedurre data la visibilità ridotta a pochi metri per la fitta nebbia! Continua anche a piovere e fa freddo. Dobbiamo superare qualche camion che procede lentamente lungo queste salite e con questa visibilità è una scommessa! “Io speriamo che me la cavo…” Scollinando, fortunatamente, le cose migliorano. Superiamo Balikesir e ora procediamo in direzione Canakkale dove traghettiamo verso la sponda europea della Turchia.

Il nostro viaggio sta volgendo al termine, raggiungiamo la frontiera, espletiamo le formalità doganali e… nessuno ci chiede nulla. Evidentemente i loro sistemi non hanno ancora notificato ai posti di confine la nostra contravvenzione. Mi spiace tanto ma noi ce ne guardiamo bene dal segnalarlo! Rientrati in Grecia c’è solo un trasferimento verso Alexandropoli, dove pernotteremo, e quello successivo verso il Porto di Igoumenitsa, dove terminerà la nostra bella esperienza.

In tutta sincerità, le aspettative di questo viaggio, erano quelle di tornare ad ammirare i grandi panorami dell’Anatolia, in questo le condizioni climatiche non ci hanno certo favorito ma le tribolazioni, penso, ci hanno forgiato, motociclisticamente parlando. Ora, guardando indietro a quell’esperienza, rimangono bellissimi ricordi, tali da sognare una nuova avventura spingendomi ancora più in la, dove oramai, quasi nessuno osa più andare.

Giorgio Pongiluppi

Siria & Giordania 2002

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3 Agosto Partenza.

….Solo qualche mese fa non sembrava altro che una visione onirica. Quel sogno sta divenendo ora realtà.
Ho un buco allo stomaco la tensione questa volta mi sta giocando un brutto scherzo ma sono certo che non appena avrò girato la chiave del GS tutto svanirà lasciando spazio al piacere del viaggio nonostante l’autostrada che ci porterà ad ANCONA si presenta in uno stato demenziale con lunghe code anche solo per guadagnare un’area di sosta!. Viene voglia di lasciarsi tutto alle spalle il più velocemente possibile e di mandare a quel paese schiere di poveri celebrolesi patentati che godono un mondo “passarti” a non più di 5 cm. dalla tua valigia laterale con la loro auto sportiva a buon prezzo, lo stesso vale per alcuni “colleghi”!? in sella a missili terra aria tanto potenti quanto pilotati senza la benché minima esperienza e coscienza che mezzi da 300 orari dovrebbero richiedere, ma tant’è.
SIRIA e GIORDANIA dunque: smaniosi di conoscere oltre agli aspetti paesaggistici e storici un un mondo un pò più “vero” e comunque meno drogato da tutte quelle schizofrenie nostrane.
Un manipolo di otto temerari: Gino e Giuse, Fabio e Cristiana, Luca e Laura, Ose ed io tutti adepti BMW, tre GS standard ed una ADVENTURE. Arrivi in porto alla spicciolata da ogni parte d’Italia dove naturalmente contattiamo e siamo contattati da altri gruppi di mototuristi e per il sottoscritto e non solo questo è e rimane una delle finalità di questo tipo di esperienze. Cosa c’è di più bello che stringere nuove amicizie mentre ti appresti ad imbarcarti, apprendere da tuoi simili propositi, conoscenze e traguardi curiosando tra bellissime moto preparate in modo da tradire la personalità di ognuno, scambiando cosi preziosi “input” che torneranno certamente buoni.

4 Agosto, navigazione.

La crociera è al solito piacevole. Amara sorpresa nonostante il conto salato (quasi scandaloso) del biglietto scopriamo che i pasti a bordo non sono inclusi.

5 Agosto, sbarco a CESME (TR).

Solita trafila per visti e documenti moto, quest’anno più spedite. Rapidità per altro vanificata dal pesante ritardo che la nave impiega ad attraccare, oramai una prassi.
Poco male prendiamo alloggio in un centralissimo hotel di CESME dove passeremo una piacevole serata.

6 Agosto, CESME-KONYA (TR).

Lungo trasferimento in direzione SIRIA. Consueta attenzione all’attraversamento di IZMIR (questa volta meno caotica del solito).
La TURCHIA quest’anno ci accoglie con un clima particolarmente umido ma è solo questione di poche decine di chilometri e non appena i quattro GS salgono sull’infinito altopiano anatolico “correre” sulle statali turche è assai gratificante.
Pur senza esagerare non riusciamo proprio a rispettare il limite di 90 Km/h ed è solo fortuna se quest’oggi nessuna pattuglia della “Polis” (ne abbiamo contate a decine) ci castiga, a farlo sarà un violento temporale che ci coglie nei pressi di USACK donandoci
peraltro una visione sull’altipiano assolutamente impagabile; troviamo riparo per persone e mezzi in un garage officina lungo la strada: buffo, proprio in quell’istante un amico rimasto a casa nella nostra pianura padana mi comunica via SMS che anche là a qualche migliaio di Km. di distanza stanno imperversando grossi temporali, dopo un’ora è tutto finito e riprendiamo la marcia. Ora è perfetto, una piacevole brezza ha abbassato la temperatura e pulito l’atmosfera dolci colline con mille e più sfumature di colore assaporano il paesaggio. Arriviamo a KONYA verso le 18,30 in una luce meravigliosa dove prendiamo alloggio all’Hotel Huma in posizione centrale. Serata a passeggio tra le trafficate ma eleganti vie della città, più bella di quanto pensassi, poi tutti a letto per l’indomani già incombente che vedrà l’avvicinamento della nostra carovana al confine siriano.

7 Agosto, KONYA (TR)-ALEPPO (SY)

Piccolo inconveniente (prontamente risolto) prima della partenza da KONYA al tappo dell’olio sul GS di Fabio.
Dopo un interminabile e monotono rettilineo il paesaggio oltrepassata KARAPINAR si presenta inaspettatamente bello ci troviamo, ancora per poco sul altopiano anatolico; la quota dai circa mille metri sale lievemente prima di precipitare verso ADANA e quindi il mare.
Rimaniamo davvero stupiti ad avvistare la neve sulle cime più elevate, a queste latitudini e in Agosto è l’ultima cosa che ti aspetti di vedere e a conferma di tutto ciò la temperatura, quasi a mezzogiorno è mite a dir poco; anzi sotto le giacche fa quasi freddo!!!.
Superiamo camion puzzolenti che sembrano uscire da un film del dopoguerra, arrancano carichi come non mai su queste salite a velocità risibili tanto che in qualche tratto divengono dei veri e propri ostacoli mobili, anche se per la verità gli autisti cercano quasi sempre di agevolare il sorpasso.
Prendiamo la nuova autostrada che ci porterà più velocemente a Sud, da quest’anno finalmente attrezzata con pompe di benzina. Avevamo preventivato alla partenza di raggiungere GAZIANTEP e di attraversare il confine a KILIS, tuttavia il caldo e la monotonia del tratto ci inducono a deviare verso ISKENDERUN dove superato un Passo di 700 Mt. circa ci ritroviamo in una verde e rigogliosa vallata dove noto decine di contadine ricurve sul lavoro nei campi.

Siamo al posto di confine turco dove ci sbrighiamo in 10-15 minuti. Percorro il chilometro e mezzo di terra di nessuno con emozione, quasi timoroso di entrare in uno dei cosiddetti “stati canaglia” che a detta degli americani foraggerebbe il terrorismo palestinese e internazionale dimenticandosi o sorvolando però su tutti i pasticci compiuti da loro e dagli israeliani nell’area ma questo è un altro discorso anche se giocoforza, come occidentale,ed in ragione di tutto ciò ti chiedi come verrai accolto.

Eravamo preparati alla pazienza ma quattro ore al posto di frontiera siriano sono davvero troppe: alla fila per i passaporti veniamo superati un po’ da tutti, poi ne capiamo la ragione, in mezzo agli altri documenti         per “oliare” gli ingranaggi c’è qualche biglietto da 10 Dollari, per rimediare però è troppo tardi il gioco và fatto con stile!…, alla fine tra carnet e assicurazione (per un mese) scuciamo ben 90 Dollari a moto, so chi se l’è cavata con 70 ma siamo troppo esausti per combattere.
All’ imbrunire ci spalancano il cancello per il nostro ingresso ufficiale in SIRIA; da subito mi trovo a che fare con strade sgangherate in direzione di ALEPPO. Bastano pochi chilometri, l’attraversamento di pochi villaggi per avere la conferma che paesi come MAROCCO o TUNISIA sono avanti di anni luce, ma ovviamente questo ha anche un aspetto positivo qui il turismo come inteso nei posti sopra menzionati o ad esempio in EGITTO non esiste, di conseguenza la gente ti si avvicina quasi sempre per sola curiosità, per conoscerti o per conoscere la moto e non per spillarti dei soldi e non è una differenza da poco.
L’oscurità ci sorprende a qualche chilometro dalla città, personalmente sono teso, carretti, trattori e quant’ altro circolano senza luci, ALEPPO poi ci accoglie con un traffico infernale dove tutti suonano i clacson all’impazzata senza ragione sfiorandosi di pochi centimetri ma poi troviamo sistemazione al “Tourism” per 50 Dollari a camera colazione inclusa.

8 Agosto, ALEPPO (SY).

Dopo due giorni da “prova speciale” ci prendiamo un giorno di riposo dedicandoci alla visita della città. Dapprima l’antica cittadella posta in cima ad una collina e fortificata da mura e verosimilmente difesa da un canale che la circondava. L’ingresso costa 6 Dollari a testa ma ne vale la pena, molto bello il panorama che si può godere da qui. In corso d’opera vi sono scavi diretti da un archeologo tedesco che stanno riportando alla luce antiche vestigia della civiltà Ittita su cui gli arabi in epoca più recente hanno edificato questo castello assai imponente.
Da non perdere il Souk di ALEPPO, labirinto di merci e varia umanità, assolutamente autentico.
Chiudiamo la giornata in bellezza con una sontuosa cena tipica al “Sissi House” il migliore ristorante in città e come apprendiamo dalla guida, forse il migliore di tutta la SIRIA.
Il locale, in stile armeno è sicuramente da vedere; non facendoci mancare niente spendiamo la bellezza di 7 Dollari a testa (da noi ci paghi appena una pizza).

9 Agosto, ALEPPO-DAYR AZ ZOR-PALMYRA.

Lasciando ALEPPO ecco subito l’imprevisto, sgusciando tra le strade della città commetto l’errore di “pinzare” istintivamente il freno anteriore in prossimità di una rotonda avvertendo una pavimentazione particolarmente scivolosa, neanche il tempo di accorgermene che ci ritroviamo a terra con la moto che disegna un 360° sull’asfalto impregnato di acqua e olio. Ci rialziamo immediatamente constatando solamente un ginocchio sbucciato e con mia grande sorpresa nessun danno alla BMW, le resistenti valige della Touratech hanno assorbito l’impatto proteggendo il GS.
Passato lo spavento riprendiamo la marcia puntando su DAYR AZ ZOR e la valle dell’EUFRATE che però si riveleranno ben al di sotto delle aspettative. Durante le poche soste nei villaggi lungo la strada veniamo assaliti da bambini cenciosi, incuriositi dalle moto che ben poche volte avranno avuto modo di vedere e soprattutto toccare.
A DAYR AZ ZOR sosta per rifocillarci, altra amara sorpresa la benzina senza piombo che avevamo trovato ad ALEPPO qui, quasi ai confini con l’IRAK, non esiste.

Il caldo seppur notevole è tutto sommato sopportabile, a patto di avere con sé una buona scorta d’acqua.
Oltre l’agglomerato e gia in direzione PALMYRA il paesaggio si presenta prevalentemente desertico e comunque bello solo in qualche tratto.

Giungiamo a TADMUR (Palmyra) nel tardo pomeriggio ovviamente spompati dagli oltre 550 chilometri della tappa. Prendiamo alloggio all’Hotel Ishtar per 20 Dollari a camera e ci catapultiamo alle rovine. Quasi del tutto assenti i turisti evidentemente spaventati dai fatti dell’11 Settembre, davvero un peccato. Il luogo oltre che tranquillissimo è semplicemente grandioso. Visitiamo il sito al tramonto o almeno una parte di esso, viste le sue dimensioni ragguardevoli tenendoci il resto per il mattino successivo.

10 Agosto, PALMYRA (SY)-AMMAN (JOR)

Davvero bella la strada PALMYRA-DAMASCO uno splendido deserto in quota sormontato da una catena di aride montagne che talvolta assumono forme bizzarre.

Attraversiamo la capitale siriana con una guida che eufemisticamente definirei attenta al traffico non che alla carenza di segnaletica; accorre in nostro aiuto un gentile automobilista che ci scorta sin quasi fuori città togliendoci così dagli impicci.

Oltre un centinaio di chilometri sull’autostrada che collega DAMASCO alla GIORDANIA e ci troviamo in frontiera. Qui salta subito all’occhio la differenza di possibilità economiche, di organizzazione nonché di ordine e pulizia tra i due stati, tanto che sbrigate le pratiche doganali (in meno di un’ora) mi sembra quasi d’essere ripiombato in Europa. Le auto poi dei frontalieri che attraversano il confine con noi sono una teoria di grosse e costose GMC, TOYOTA LAND CRUISER, CADILLAC, FORD EXPLORER, BMW X5, CHEVROLET, quasi completamente mosse da potenti V8 a benzina di 4500, 5000 o più di cilindrata; un’occhiata alle targhe ed eccone la ragione: KUWAIT ed EMIRATI ARABI a guidarle non più da sporchi e maleodoranti personaggi ma         eleganti signori di bell’aspetto avvolti nelle loro bianche         ed eleganti tuniche fresche di bucato.

Cala la sera e ci troviamo ancora per strada, il gruppo punta su JERASH noi su AMMAN. Ore 23,20, giunti nella capitale della dinastia Ascemita domandiamo di un Hotel ad una pattuglia della Polizia la quale senza problemi ci scorta fino allo “Shepherd” in posizione centrale. 50 Dollari a camera per un albergo davvero raffinato dove oltretutto abbiamo la possibilità di parcheggiare la moto nella hall!!!.

11 Agosto, AMMAN (JOR).

Giornata di relax e a passeggio per la città che pare divisa in due, la parte alta e moderna dominata da eleganti palazzi, presidiata dalle multinazionali, da grandi catene di lussuosi alberghi e la “Downtown” che è in tutto e per tutto una città araba. Vedendoci armeggiare con la Lonely Planet si accosta un ragazzo molto gentile che si prodiga in preziosi consigli per la visita del centro, è un giovane ingegnere palestinese che vive ad AMMAN da parecchi anni, ci invita nel vicino e caratteristico Arab Cafè dove tutti gli avventori fumano Narghilè incluso il nostro nuovo amico. Ho modo così di apprezzare i preparativi all’uso di questo strano congegno, Luca, il nome che il ragazzo si è dato, probabilmente per facilitarci il compito, mi invita a imitarlo, una, due, tre boccate e…mi sembra di fumarmi un’arancia, mi sforzo di comprendere da non fumatore il piacere che ne possa derivare ma senza successo. Consumiamo in tutto tre limonate ma al momento di pagare “Luca” insiste per offrire, imbarazzati, dopo qualche minuto di tira e molla accettiamo. La nostra visita alla città vecchia prosegue nel caratteristico mercato della frutta e verdura e all’anfiteatro Romano splendidamente conservato.

Sperimentiamo anche la AMMAN “by night” cenando in ristorante alla moda al lume di candela. Tutti ma proprio tutti arrivano a bordo di grosse ammiraglie accompagnati da donne eleganti guarnite in esclusivi abiti da sera.

12 Agosto, AMMAN-MT. NEBO-MAR MORTO-WADI MUSA (Petra)

A poche decine di chilometri dalla capitale seguiamo le indicazioni per MADABA e MONTE NEBO il luogo dove Mosè pare indicasse ai suoi la “Terra Promessa” e dove sembra vi sia anche sepolto, l’intera Cristianità lo venera come luogo Santo, favolosi gli antichi mosaici che vi si possono ammirare, belli da togliere il fiato, l’intero sito è pervaso da una atmosfera di misticismo. Qui come sperimenteremo anche in seguito di turisti ve ne sono pochissimi, abbiamo così modo guardare e fotografare indisturbati, alcune stele in prossimità dell’ingresso ricordano la recente visita di Giovanni Paolo II in Terra Santa.
La strada ora, peraltro non segnalata nella mappa in nostro possesso, prosegue in picchiata verso il MAR MORTO e per la prima volta vedo il valore dell’altitudine del GPS in negativo; ho letto fino a –378 metri sotto il livello del mare!, in questa depressione il caldo è davvero forte, le soste sono ridotte al minimo indispensabile. ISRAELE è a due passi ecco il motivo dei numerosi posti di blocco con tanto di militari in HUMMER (l’enorme fuoristrada visto all’opera durante la guerra del golfo) con mitragliatrice e addetto al pezzo pronti all’uso, intravediamo la strada che congiunge la sponda giordana a quella israeliana del MAR MORTO, transennata.
Avanzando verso sud, in prossimità di un impianto industriale posto in riva al mare veniamo fermati e invitati dalla mano d’opera  all’interno dell’impianto dove si estraggono e lavorano i famosi prodotti cosmetici del MAR MORTO, esportati e venduti a prezzi esorbitanti nel resto del mondo, ad Ose non sembra vero di tanta grazia e visto il suo malcelato interesse ci fanno dono di due grosse buste da 1 KG. l’una di fanghi e sali!.
Lasciamo il MAR MORTO e con una bella e ripidissima salita ci troviamo a 800-900 metri sopra il livello del mare il tutto in pochissimi chilometri, di li a poco ci immettiamo sulla tormentata KINGS ROAD che per la verità ci aspettavamo offrisse un qualcosa in più, tratto anzi davvero estenuante prima di raggiungere WADI MUSA (PETRA).

Nonostante una lunga deviazione siamo a Petra di primo pomeriggio, anche qui vale come altrove, la misera affluenza turistica ha causato la chiusura di alcuni esercizi e in generale l’abbassamento dei prezzi degli alberghi, una giovane coppia di Milano ci ha riferito di aver preso alloggio nel lussuoso “MOVENPICK” per solo 40 Dinari giordani         per camera (circa 60 Euro) contro i 120 Dinari (180 Euro) che la clientela solitamente pagava.

Prendiamo una bella stanza al “PETRA PALACE” a poche decine di metri dall’ingresso del SIK per 32 Dinari, (meno di 50 Euro) ma non solo, il costoso ingresso al sito è passato dai 20 agli 11 Dinari per persona (16 Euro).

Con il generoso aiuto di un inserviente dell’Hotel ripulisco la moto alla meglio dopo i circa 3000 Km. percorsi sin qui ma soprattutto dopo essere stati investiti da catrame nebulizzato percorrendo una strada in rifacimento a MADABA.

13 Agosto, PETRA.

Forse il “Must” di tutto il viaggio. Gambe in spalla alle 7 di mattina e il sole che gia a quest’ora picchia forte, facciamo scorte di acqua e cibo per il lungo trekking nel SIK. Quasi un chilometro, di per sé spettacolare, attraverso queste strette gole prima di giungere al         “KHAZNEH” (La Tesoreria).

“…Oh my God, oh my God…” esclama l’americano che mi sta accanto vedendo materializzarsi questa visione; foto, filmati e quant’altro pur rappresentativi non gli rendono giustizia, poche altre opere dell’uomo credo

possano concorrere con lo splendore assoluto di questi manufatti che la civiltà Nabatea ha realizzato circa sei secoli prima di Cristo e poi inspiegabilmente abbandonato, probabilmente, secondo alcuni studiosi, per l’allontanarsi delle rotte commerciali che l’avevano arricchita.
Alcuni cavalli vanno e vengono per il SIK e non può non tornarmi alla mente la celebre sequenza di “INDIANA JONES, E L’ULTIMA CROCIATA” il terzo episodio della famosa saga che ambientò proprio qui le scene più spettacolari e avventurose del Film e AL KHAZNEH, cioè la tesoreria, proprio perché si pensava potesse custodire chissà quali preziosi. Lo spettacolo non termina qui, prosegue per chilometri lungo un sentiero che nel tratto finale diviene assai impervio ripagando tuttavia del sudore con scenari incredibili in particolare per la notevole quantità di templi e tombe scolpiti nella roccia che ha contribuito in maniera determinante alla bellezza inesprimibile del luogo con venature dai mille colori, un gioco di sfumature e forme che neanche un grande artista avrebbe potuto concepire. Saliamo fino al Monastero, assolutamente esausti, ad accoglierci in cima alla montagna un’opera ancora più imponente del KHAZNEH ma forse meno elegante, parliamo di dettagli; prospicente al MONASTERO una grotta naturale in cui alcuni beduini hanno fatto le cose per bene stendendo materassi e ricoperto il pavimento con tappeti tipici offrendo all’esausto visitatore giunto sin quassù un giaciglio su cui schiacciare un pisolino, dissetarsi e nel contempo ammirare lo spettacolo dell’uomo e della natura in perfetta sinergia.

14 Agosto, WADI MUSA-AQABA.

Appena 140 chilometri da PETRA ad AQABA, la tappa più breve del viaggio, tuttavia per la prima volta sperimentiamo il caldo quello vero, dai circa 1300-1400 metri scendiamo a livello del mare. Trasferimento breve come detto ma sulla “Desert Highway” intravediamo grandi panorami che preannunciano il WADI RUM che ci riserviamo per il giorno successivo. Qualche problema a reperire una buona stanza sul MAR ROSSO, le quotazioni non sono molto convenienti ma la solita imbeccata ci porta al Nairuk Hotel, 25 JD (37 Euro) per una camera più che dignitosa fortunatamente con aria condizionata         avendo di gia fatto i conti con la canicola, quasi 50 gradi all’ombra, “…sembra di essere dentro un forno a microonde…” preannunciava la Lonely
Planet, mai come in questa occasione abbiamo riscontrato l’esattezza di tali indicazioni; alle 20,30 di sera per strada il display indica ancora 44°!!!.

Solo di tardo pomeriggio lasciamo la nostra fresca stanza per un Diving Centre a 10 chilometri dalla città in prossimità del confine di AD DURRA con l’ARABIA SAUDITA per ammirare la trasparenza e la ricca fauna del mare.

15 Agosto, AQABA-WADI RUM-JEBER Border.

Una giornata assai movimentata non c’è che dire. Lasciamo AQABA di mattino presto evitando il suo torrido microclima, avanziamo speditamente verso Nord sulla Desert Highway superando vecchi ma pittoreschi MAN tedeschi che sottoposti all’asprezza della salita nonché
dal pesante carico procedono a non più di 30 km/h privi di cofano motore per evitare per il probabile surriscaldamento.
Quando una località viene tanto decantata spesso vedendola con i tuoi occhi ne rimani un tantino deluso, ebbene questo non è il caso del del WADI RUM descritto in numerosi appunti di viaggio come uno dei deserti più belli del mondo, con queste credenziali personalmente mi aspettavo molto e posso assicurare che i paesaggi attraversati sono andati aldilà delle più rosee previsioni.
Dalla Desert Highway svoltiamo a destra, un lungo rettifilo

che dopo all’incirca una trentina di chilometri, in cui ho fermato la moto svariate volte per assaporare appieno delle più intime sensazioni, eccoci al villaggio agoniato in cui veniamo invitati a lasciare il mezzo vicino alla Rest House e dove per inoltrarsi nel deserto vero e proprio pare, non me ne sono accertato, vi sia         solo la possibilità di affittare uno sgangherato TOYOTA pick up con relativo autista, prezzi da 7 a 45 JD a mezzo, a seconda dei punti toccati, oppure pagare il solo biglietto d’ingresso, 1 JD a testa, e partire per un trekking nel deserto (per sportivi allenati), dover pagare un biglietto per entrare nel deserto mi ha lasciato         per la verità un poco perplesso ma si sa che il turismo talvolta comporta anche queste forzature. Giungere sin qui in moto era per me e la mia compagna un sogno difficilmente realizzabile, per chi come noi ama la natura in ogni sua forma e i grandi spazi questa è una meta assoluta!. Sabbie dalle diverse sfumature, grandi pareti di roccia, falesie, archi di pietra, profonde gole in cui sono presenti antiche incisioni rupestri e poi una dolce brezza, inaspettata a queste latitudini e su tutto un magnifico cielo blu cobalto a far risaltare ancor più i colori sottostanti. Passiamo circa tre ore nel WADI RUM ma vorremmo restarvi almeno per la notte accampati nelle tipiche tende beduine, svariate ragioni ce lo impediranno, procurandoci l’unica vera nota di rimpianto di questo viaggio.

Al momento di ripartire una bella sorpresa, cinque  motociclisti portoghesi su BMW GS ADVENTURE e BMW 1100 GS attrezzate di tutto punto e con….carrello al seguito!.
Grandi saluti e strette di mano, apprendiamo del loro itinerario a dir poco avventuroso: partiti da tre settimane si sono lasciati alle spalle PORTOGALLO, SPAGNA, FRANCIA, TUNISIA, LIBIA, EGITTO e GIORDANIA, ma ad attenderli altri due mesi di viaggio, ARABIA SAUDITA, YEMEN per poi attraversare tutti i paesi centro africani, una sfilza di stati che non ricordo nemmeno più; logico scambio di indirizzi nonché di foto e ripartiamo alla volta della SIRIA, …e noi che pensavamo di aver fatto chissà che.
Di nuovo in cammino per un lungo trasferimento fino al confine siriano in un viaggio tormentato da forti raffiche di vento che soffiava trasversalmente al percorso sollevando grosse nuvole di sabbia che talvolta ci investivano con violenza azzerando addirittura la visuale per qualche decina di metri. Giungiamo in frontiera di tardo pomeriggio, iniziamo l’andirivieni tra gli uffici e tra timbri, tasse e quant’altro, poi, sopraggiunge un “simpatico fuori programma”: mentre mi trovo in fila per timbrare i passaporti noto un tizio a pochi metri da me mentre alza la voce con un arabo alle prese con le stesse formalità, i due discutono animatamente, uno dei due intima l’altro di esibirgli il portafoglio custodito sotto la tunica mentre il primo cerca il suo invano nelle proprie tasche, visibilmente offeso l’arabo estrae il proprio mostrandolo stizzito al suo accusatore dopodichè succede il finimondo, un terzo chiude le porte della dogana nessuno esce finchè non si ritrova il maltolto, il sottoscritto riesce assieme a qualcun altro a sgattaiolare fuori dopo che il personaggio che che aveva cercato di sbarrare le porte cerca di stopparmi mentre mi reco alla ricerca di bolli mancanti nell’ufficio adiacente; ultimate le nostre pratiche e infilati i caschi torniamo in sella mentre cala la sera ma un poliziotto mi si avvicina ed in inglese mi domanda se ho visto passare altri motociclisiti, rispondo di no, di rimando mi chiede se fossi a conoscenza di altri motociclisti, italiani?!, passati di li, d’istinto rispondo che probabilmente nell’arco della giornata qualcun’altro del nostro gruppo potesse aver attraversato il confine non capendo peraltro la ragione di quella domanda; a questo punto vedendo arrivare il comandante Giordano della Polizia di frontiera accompagnato dal tizio derubato insieme a quel brutto ceffo che aveva cercato di prendermi per un braccio, comincio ad avere qualche sospetto, ai tre si aggiunge un gruppo di persone che accorre incuriosita, io ed Ose siamo sottoposti ad un interrogatorio sommario in mezzo alla folla, continua  nel frattempo tra i tre un concidiabolo incomprensibile fatto anche di cenni d’intesa e sguardi intimidatori, il comandante torna a rivolgersi al sottoscritto insinuando che uno dei nostri amici?! potesse aver rubato il l’oggetto a quel disgraziato, scatta in me una reazione furibonda, alzo la voce in un inglese un po rudimentale e davanti ad una platea improvvisata avverto che non si possono permettere di accusare nessuno senza aver veduto niente di niente; l’aria si fa molto tesa ora i poliziotti vogliono che li segua in caserma per sottopormi ad un interrogatorio formale, ho il sangue agli occhi, schiumo di rabbia, urlo che è incredibile quel che sta accadendo e mi rifiuto di seguire chicchessia, il comandante, aizzato da quell’ometto ripugnante, continua vergognosamente a invitarmi a seguirlo, niente da fare!, anche Ose (la mia compagna) perde le staffe come mai l’ho vista fare “siamo turisti non dei ladri…” scaraventando passaporti, portafogli e documenti ai piedi del “pezzo grosso” rimanendo visibilmente colpito da quel gesto. A mia volta per sbloccare la faccenda invito energicamente la Polizia a perquisire sotto gli occhi di tutti, noi e la moto!!! e che una volta terminato avrei contattato l’ambasciata e preteso le scuse formali; dinnanzi alla nostra fermezza i nostri accusatori tentennano, il “losco figuro” è chiaramente in imbarazzo cosicchè ci invitano a proseguire senza         ulteriori problemi. Guadagno il posto di frontiera siriano quasi scoppiando a ridere ripensando a l’assurdità della cosa e per allentare la tensione vari personaggi che avevano assistito al siparietto ci vengono incontro sorridendo e facendo battute sull’accaduto. E’ andata bene ma posso dire di essermela vista brutta!.

Entriamo in SIRIA che è ormai sera tardi, non gradendo particolarmente viaggiare in questi paesi nottetempo prendiamo una stanza in un Hotel a poche centinaia di metri dal confine, stanza sulle cui condizioni è meglio sorvolare, distrutti ci corichiamo addormentandoci di colpo.

16 Agosto, JEBER border-HAMA (SY).

Sveglia all’alba e con Ose ancora ridiamo ripensando alla serata trascorsa, potremmo cambiare nome al sito,

“MOTODISAVVENTURA” o ancor peggio “MOTOSFIGA”.

Viaggio piacevole, raggiungiamo DAMASCO di venerdì evitando fortunatamente il traffico delle giornate lavorative, tuttavia l’attraversamento della capitale come del resto ogni grande città richiede viva attenzione, anche i pochi mezzi in circolazione muovendosi indisciplinatamente (sotto gli occhi della Polizia) provocano un bel caos ma poi grazie ad un gentile autista di pullman e al sempre comodo GPS ci immettiamo nella giusta direttrice. Quattrocento chilometri ed eccoci ad HAMA, l’albergo prescelto è il Noria Hotel, in splendida posizione, con camere ben arredate e con bagni puliti il tutto a 32 Dollari americani per stanza.
Le NORIE, gigantesche ed antiche ruote di legno sull’ORONTE sono l’attrattiva principale di HAMA, 17 anzi 18 ruote, secondo una guida del luogo, con diametro fino a 20 metri, uno spettacolo vederle girare e ascoltare nel loro “lamento”: Bambini e ragazzi sfoggiando il loro coraggio vi si arrampicano fino in cima per poi tuffarsi nel fiume, una scena atavica di ritorno alle origini.

Uno strano tipo di carnagione chiara e capelli rossicci (ne ho incontrati parecchi) che tutto sembra meno che un siriano ci si avvicina comunicando un francese fluente, ci invita a seguirlo in un giro turistico davvero inusuale. Calandoci per prima cosa in alcuni buchi nel pavimento alla base in pietra delle ruote osserviamo da vicino, praticamente con i piedi a mollo i giganteschi ingranaggi che muovono questi incredibili esempi di idraulica primordiale. Grazie al nostro cicerone conosciamo una famiglia in gita sul fiume, Ose si intrattiene diversi minuti con una sua coetanea, dagli sguardi il desiderio reciproco di conoscere un mondo cosi diverso dal proprio.

Degna di nota anche la successiva passeggiata per gli antichi vicoli della cittadella d’epoca Romana. Grande spettacolo HAMA lo offre anche di notte con le famiglie a passeggio per le vie, i negozi in piena attività e la riva del fiume con i suoi invitanti locali all’aperto e le NORIE sapientemente e suggestivamente illuminate, peccato solo che gli abitanti di questo luogo così unico lancino cartacce, bottiglie vuote etc. nel fiume con la massima disinvoltura.

17 Agosto, HAMA (SY)-POZANTI (TR)

Inizia la nostra marcia d’avvicinamento a casa, rientrando in TURCHIA per il solito confine di BAB EL HAWA, sperimentiamo la “celerità” delle pratiche doganali quando si giunge in confine di primo mattino, in appena un’ora ci ritroviamo a calcare le statali turche, un record!.

Il maltempo che nel frattempo sta flagellando l’Europa fa sentire i suoi effetti anche nel Sud-Est della TURCHIA a ottanta chilometri da ADANA veniamo investiti da un violento temporale tanto che con l’abbigliamento leggero in uso ci è praticamente impossibile proseguire, usciti dall’autostrada troviamo riparo in una remota stazione di rifornimento con annesso ristorante frequentato esclusivamente da camionisti i quali alla nostra vista sgombrano la tettoia da tavoli e sedie per poter ospitare anche la moto.
Infreddoliti, zuppi fradici e con un buco allo stomaco, veniamo serviti e riveriti come dei pascià; in tre minuti ci vediamo recapitare, nonostante la modestia della locanda, piatti caldi divinamente cucinati e dall’aspetto sontuoso.

Come all’andata in un’ora i nuvoloni carichi di pioggia si spostano altrove, rifornimento al GS che finalmente dopo innumerevoli “pasti” di dubbia qualità ritrova la “Kursunsuz” (benzina verde). Nuovamente in sella e superata ADANA guadagnamo quota ma il cattivo tempo che credevamo alle spalle ci ripiomba addosso ad una altitudine di 1300-1400 metri dove quando piove fa notevolmente più freddo che a livello del mare, nuvoloni neri dall’aspetto assai più minaccioso dei precedenti scaricano sul percorso barili d’acqua, la nostra unica via di salvezza è uno dei pochi cavalcavia da cui sfrattiamo un camionista fermo a proteggere con dei teloni il prezioso carico d’uva. Una breve attenuazione del fenomeno temporalesco e ci rimettiamo in cammino, come chiodo fisso la ricerca spasmodica di un albergo. Neanche dieci chilometri e in prossimità di POZANTI, dove termina il breve braccio autostradale che in futuro dovrebbe collegare Adana ad Ankara, la nostra buona stella si ricorda di noi, mentre ricomincia a piovere a dirotto ecco che avvistiamo il grazioso Hotel Arikan per circa 25 Euro a camera.

18 Agosto, POZANTI (TR)-AFYON (TR)

Termina il nostro viaggio esplorativo e gli ultimi giorni saranno all’insegna del relax. La tappa odierna non offre particolari spettacoli paesaggistici tuttavia come all’andata su questi pianori do gas alla BMW trasmettendomi “good vibrations”, il piacere della guida. Negli oltre quattrocentocinquanta chilometri coperti sin qui il freddo ci costringe a frequenti fermate nelle numerosissime aree di sosta per un Cay (THE). Qui in TURCHIA le stazioni di servizio non offrono solo carburante, in quasi tutte vi si trovano anche piccoli market alimentari, bar e ristoranti.

Ad AFYON la promessa formulata l’anno precedente di tornare nel favoloso Hotel Ikbal, un centro benessere cinque stelle per 60 Euro a camera comprensivi di colazione, cena, oltre a vari extra, in questa poco nota località termale per usufruire di quei servigi che potranno ritemprarci dopo un viaggio cosi impegnativo.

 

Epilogo

 

Volgendo al termine provo a tirare le somme di questa esperienza; il viaggio è sicuramente alla portata di molti a patto però di non sottovalutarlo e di tenere presente alcuni capisaldi. Studiando la cartina del Medio Oriente può trarre in inganno le tutto sommato piccole dimensioni dei due stati, i chilometraggi non sono in verità elevatissimi ma le condizioni climatiche, non parlo del caldo tranne che ad AQABA meno forte del previsto, quanto del vento quasi onnipresente e talvolta molto forte. Lo stato delle strade in particolare possono mettere alla prova fisici e materiali.

Attenzione particolare nell’attraversamento delle città gli asfalti già viscidi per costituzione vengono di sovente lavati con getti d’acqua, il risultato è come guidare sul sapone, sfiorate i freni e siete a terra.

Le spese del viaggio sostenute sono abbastanza elevate, non per vitto e alloggio, molto contenuti specie in SIRIA, ad incidere notevolmente è stata la voce trasferimenti marittimi nonché visti e carnet, quest’ultimo fatto direttamente nei posti di confine.

Riguardo al carburante, abbiamo effettuato il viaggio con la nostra BMW R 1150 GS che notoriamente è molto parca nei consumi (circa 20 Km/litro con passeggero e bagagli, nei tratti misti) tuttavia la situazione distributori sia in SIRIA che GIORDANIA è abbastanza imprevedibile, in un tratto li trovi agevolmente poi per quasi 200 chilometri non ne incontri uno: viaggiando con un mezzo catalizzato mi sono trovato spesso in difficoltà, la “verde” in SIRIA (benzin no rasass) è disponibile solo nelle grandi città e solo presso alcune pompe di benzina. In GIORDANIA l’ho trovata solo ad AMMAN, in tutti gli altri casi ho rifornito con un po’ di tutto sperando di non aver spedito all’aldilà il catalizzatore. Voglio tuttavia richiamare l’attenzione sul serbatoio del GS standard che personalmente giudico insufficiente quasi ridicolo se si desidera intraprendere viaggi un po’ impegnativi, anche facendo molta attenzione ho rischiato di rimanere a secco un paio di volte e non solo qui ma anche nella vicina SVIZZERA!.

L’ideale sarebbe un serbatoio da almeno una trentina di litri, ottimo quello che equipaggia l’ADVENTURE, o addirittura un 41 litri della TOURATECH di cui erano equipaggiati i ragazzi portoghesi. Anche se non si deve attraversare il SAHARA avere una larga autonomia permette di gestire al meglio le situazioni.

Nota di merito và alle persone, gentili, disponibli mai invadenti ma molto, molto curiose verso gli stranieri e la moto, non infuriarsi se i passanti vorranno toccarla o addirittura, come è capitato a noi, baciarla!, un grande lasciapassare.

 

Taccuino di viaggio

 

-Totale spese effettuate:             (2 pers.)               circa 3700 Euro

-Nave Ancona-Cesme con cabina

esterna per due persone + moto A/R.                 1532 Euro

-Totale spese per ingresso nei paesi

attraversati per visti e Carnet.               circa 350 Euro

-Patente internazionale.                                             45 Euro

 

In breve: durata del viaggio tre settimane, a differenza di quello Giordano il visto per la Siria va richiesto prima della partenza tenendo conto che, come nel nostro caso ripercorrendo la Siria nel viaggio di rientro il visto necessario è quello “più ingressi”. Nessun problema per il Carnet De Passage rilasciato nei posti di confine.

 

Giorgio Pongiluppi

Corsica l’Isola dei Motard

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Marocco, Tunisia, Alpi sono le mete già riportate su “Motoavventura”altre sono in “lista d’attesa”, mete già consolidate, battute palmo a palmo come la Corsica, il numero di viaggi in quella terra così selvaggia e meravigliosa, che sembra fatta apposta per i motociclisti, non lo ricordo, 7, 8, 10, mah…non importa, il fatto è che quei luoghi esercitano in me e non solo, un grande richiamo. Ricordo di quella volta appena sbarcati dalla nave, ad attenderci un vero nubifragio ( è da allora che ho iniziato a viaggiare sempre con la tuta antiacqua poi rimpiazzata con la più comoda in Gore-Tex) e di quell’altra ( la prima credo) in cui quasi con paura facevo l’ingresso nella stiva del traghetto facendo attenzione a non far scivolare la moto con passeggero e bagagli su quelle viscide rampe che sembrano fatte apposta  per farti fare una figura da salame davanti a tutti. .E che emozione che provai la prima volta che vidi quei paesaggi così vicini eppure così lontani da casa nostra. Tuttavia credo di poter dire che il viaggio più emozionante sia stato ad Aprile di un paio di stagioni fà.
La Corsica, purtroppo, (come quasi dappertutto) ad Agosto è divenuta quasi invivibile, ad eccezione, a dire il vero, dell’interno sempre piacevole e mai sovraffollato neanche in piena stagione. Certo però che in primavera è tutta un’altra storia e proprio quella volta ce ne accorgemmo già a parecchie miglia al largo di Bastia. Una splendida giornata di un caldo sole accompagnato da un piacevole venticello il tutto su di una nave della Corsica Ferries semideserta, mentre ci crogiuoliamo al sole vediamo l’avvicinarsi dell’isola. Un verde smeraldo in contrasto del blu del mare e le più alte vette ancora imbiancate di neve. Fisso con lo sguardo la città che ci vedrà sbarcare, sembra più bella del solito, deve essere questa atmosfera così pulita di oggi a rendere il panorama tanto radioso, i colori più forti e i contorni più nitidi, dietro di essa le montagne su cui si inerpica la strada che apre “la porta” del versante occidentale dell’isola tagliando, per così dire, il “dito” e da cui, immagino, si debba godere di un colpo d’occhio pazzesco. Detto fatto, direzione St. Florent, i primi tornanti sono ancora in mezzo al caseggiato che presto lascia spazio ad una splendida stradina in mezzo a pini marittimi.Qualche Km. ancora e anche gli alberi e la vegetazione scompaiono lasciando libero l’orizzonte e offrendo all’occhio un panorama notevole. Bastia è qualche centinaio di metri più in basso sotto di noi, superato il “passo,” il mare e la macchia mediterranea del versante di ponente, dopo la ripida discesa ecco St. florent dove ci fermiamo per una sosta di pochi minuti nel Bar che si trova sulla destra all’ingresso del paese, proprio di fronte alla piazzetta dove sostano gruppetti di abitanti intenti a chiacchierare tra loro in uno strano dialetto che sembra un miscuglio di Francese, Italiano, Toscano, Sardo ecc..
Dopo aver visitato a dovere Calvi e caratteristici paesini verso l’interno puntiamo verso Porto rimanendo sulla spettacolare D 81 letteralmente scolpita nella costa frastagliata, spettacolare ma anche stretta e tortuosa tanto che viaggiare oltre i 50 orari diventa pura follia. Porto è un minuscolo paesino posto in una stretta insenatura, non vi sono spiagge di sabbia ma solo una piuttosto grande (dietro ad un promontorio) di sassi. Dirigiamo la moto verso Est, verso l’interno, sicuramente non meno bello e selvaggio della costa. La strada, oltrepassata Porto, lambisce e si inoltra in boschi fittissimi, non incrociamo quasi nessuno.
Oltrepassata Ghisonaccia eccoci nuovamente sulla costa orientale e ripresa la N 198 puntiamo a Sud alla ricerca delle spiagge più rinomate. Il paesaggio su questa statale non ha molto da offrire, solo dopo Solenzara diviene interessante. Importanti le calette di Pinarellu, Palombaggia e a mio giudizio la baia più bella di tutta l’isola, Santa Giulia, un angolo di Polinesia trapiantato nel Mediterraneo, tuttavia questi luoghi se visitati nel periodo sbagliato (Agosto per esempio) potrebbero deludere non poco.
I Corsi non sono per la verità troppo socievoli, anzi, spesso ci è capitato di toccare con mano una certa scortesia nei riguardi dei turisti in genere, per fortuna ci siamo imbattuti nel corso dei nostri viaggi anche in persone pìù gradevoli, tuttavia rimane in noi l’impressione di una umanità un’pò burbera. Lasciata alle spalle St. Florent ci dirigiamo verso Calvi addetrandoci nell’entro terra riuscendo però a scorgere in lontananza calette deliziose. Inizia un tratto stradale, in mezzo alla macchia mediterranea, molto stretto e sconnesso, quì partono diversi sterrati che portano al deserto Des’Agriates ma se come noi viaggiate in coppia e su moto non agilissime lasciate perdere. Di lì a pochi Km. l’asfalto torna perfetto e a seguire la bellissima costa, ogni volta che ripassiamo di quì avvistiamo nuovi elegantissimi residence, questa zona infatti, assieme alla parte meridionale dell’isola, è turisticamente la più ricercata (e cara). Giungiamo a Ile Rousse, che prende il nome dall’isolotto di granito rosso di fronte al porticciolo e collegata alla terra ferma da una strada che finisce in un parcheggio, a piedi si prosegue fino a raggiungerne l’estremità dove è posto un pittoresco faro. Il tempo per fortuna è sempre sul bello stabile ed è davvero piacevole riprendere la moto e percorrere bellissime strade panoramiche e semideserte. Ancora una manciata di Km. prima di Calvi e ancora bellissime spiagge sotto di noi dove ci assale la voglia di un tuffo in quel mare dai fondali trasparenti. L’acqua poi non è nemmeno fredda così ci godiamo questa meraviglia in completa solitudine. Calvi in questa giornata tersa offre un colpo d’occhio fantastico. Credo di poter affermare che sia il paese più chic di tutta l’isola, in pieno Agosto per raggiungerla non è raro dover affrontare chilometri e chilometri di auto in coda, (proprio come in Costa Smeralda) quì facciamo tappa per due notti in un Hotel a ridosso della cittadella antica e a strapiombo sul mare. Le camere degli Hotels in Corsica, va detto, sono molto spartane in quanto ai prezzi invece sono allineati ai nostri mentre qualche anno addietro erano decisamente più convenienti in generale rispetto all’ Italia, tuttavia personalmente trovo conveniente la soluzione dei residence (davvero numerosi e in posizioni strategiche) sopratutto fuori stagione.
Dopo aver visitato a dovere Calvi e caratteristici paesini verso l’interno puntiamo verso Porto rimanendo sulla spettacolare D 81 letteralmente scolpita nella costa frastagliata, spettacolare ma anche stretta e tortuosa tanto che viaggiare oltre i 50 orari diventa pura follia. Porto è un minuscolo paesino posto in una stretta insenatura, non vi sono spiagge di sabbia ma solo una piuttosto grande (dietro ad un promontorio) di sassi. Dirigiamo la moto verso Est, verso l’interno, sicuramente non meno bello e selvaggio della costa. La strada, oltrepassata Porto, lambisce e si inoltra in boschi fittissimi, non incrociamo quasi nessuno.
Oltrepassata Ghisonaccia eccoci nuovamente sulla costa orientale e ripresa la N 198 puntiamo a Sud alla ricerca delle spiagge più rinomate. Il paesaggio su questa statale non ha molto da offrire, solo dopo Solenzara diviene interessante. Importanti le calette di Pinarellu, Palombaggia e a mio giudizio la baia più bella di tutta l’isola, Santa Giulia, un angolo di Polinesia trapiantato nel Mediterraneo, tuttavia questi luoghi se visitati nel periodo sbagliato (Agosto per esempio) potrebbero deludere non poco.
Ci prendiamo un paio di giorni per godere appieno delle bellezze della parte meridionale dell’isola, all’estremo Sud Bonifacio, incredibilmente eretta su alte e bianchissime scogliere ammirabile anche dal mare per mezzo di imbarcazioni che offrono escursioni anche alla riserva naturale dell’isola di Lavezzi e all’esclusivissima isola di Cavallo, osservabile però solo dal mare e a rispettosa distanza per via di faraoniche ville da mille e una notte di proprietà di grandi capitani d’industria. Riprendiamo la moto in direzione Bastia dove ci attende la nave per il ritorno, volendo però chiudere in bellezza, subito dopo Porto Vecchio, svoltiamo a sinistra per un’altro “classico” La Foresta De l’Ospedale un percorso a “cinque stelle” tutto curve e grandiosi panorami. Ripresa la statale presso Solenzara trasferimento fino al porto di Bastia. Questo viaggio da noi effettuato è solamente una parte di quel che di bello e interessante la Corsica può offrire a noi motociclisti. Solo dopo svariati nostalgici ritorni nel corso di anni posso affermare di conoscerla un’pò…
Di Giorgio Pongiluppi.

 

Alpi Tour de France

 

Se si ama guidare la moto tra montagne maestose mantenendo quote elevate per centinaia di Km. allora la scelta non può che cadere sulle Alpi francesi, prendendo d’infilata i Passi che hanno reso celebre il “Tour” in tutto il mondo. Cinquecento Km. che, ogni estate, al solo pensiero, mi sale l’eccitazione. La scusa per partire è far da cicerone ad un amico neomotociclista, un’occhiata alla cartina per la pianificazione del percorso, l’opera di persuasione con la compagna e non prima di aver consultato Internet in merito a previsioni meteo (bella comodità) si parte, immancabile autostrada fino ad Aosta. Attacchiamo il passo del Gran San Bernardo, il fondo stradale è perfetto, il paesaggio molto bello per diventare sublime in prossimità della vetta dove è posto il  confine  (Italia – Svizzera).    La discesa sul  versante  elvetico  non è all’altezza della salita, rimanendo tuttavia godibilissimo.   Giungiamo  a Martigny  dove  riprendiamo a salire,  questa volta in direzione Francia, superiamo altri due passi (il Montets e il Forclaz) non straordinari dal punto di vista altimetrico ma con grandiosi panorami sul gruppo del “Bianco”. Altro confine tra Svizzera e Francia ed ecco una delle indiscusse capitali dell’arco alpino Chamonix, spettacolare colpo d’occhio sui 4800 Mt. del Monte Bianco, l’Aguille du Midi, il Mer de Glace etc….Per gli appassionati della montagna qui non c’è che l’imbarazzo della scelta.  Decidiamo di fermarci in questo splendido paese trovando un piccolo Hotel del centro, non proprio a buon mercato (£160.000) la camera doppia senza neppure la colazione. Passeggiamo per il centro gremito di turisti già a Luglio assaporando l’atmosfera e la vocazione alpinistica di Chamonix.   Pranziamo in   un ristorante diretto da Italiani che preparano piatti davvero squisiti tanto che non possiamo fare a meno di tornarci anche per la cena. L’indomani   dopo   aver  fatto   colazione  in  uno  dei  Bistrot  del   centro riprendiamo la marcia attraversando  bellissimi paesi  come  St. Gervais e Megeve,  aggiriamo  il  massiccio del  “bianco”  prendendo  per  il  Col  de Roseland sulla D-902 giungendo a Bourg St. Maurice importante crocevia nel cuore delle Alpi Francesi.

Ancora sulla D-902 verso sud, verso il “circuito” alpino più prestigioso che, con il Tour de France, questo paese possa offrire. Così tra laghi e boschi la strada giunge a Val d’Isère, elegante località sciistica. Pausa pranzo e poi subito i tornanti di uno dei passi più entusiasmanti il Col de L’Iseran 2770 Mt.. Se la salita al colle ci ha entusiasmato, la discesa ci infiamma ancora di più, in lontananza scorgiamo delle tende accampate in quota,  davvero  suggestivo campeggiare in queste zone ma il sole è ancora alto e c’è ancora  parecchia strada  da percorrere, procediamo superando  Lanslebourg  e  Modane,  in prossimità di St. michelle de Maurienne svoltiamo a sinistra,  direzione  Col du  Galibier, prima  però  affrontiamo  il  Col  du  Telegraph,  affiora  la stanchezza  e in  vetta  al  colle  (1700 Mt.)  lasciamo  l’asfalto per qualche centinaio  di metri e  in  posizione  panoramica  piantiamo  la  tenda, consumiamo la cena e ci mettiamo a dormire. In piena notte inizia a piovere, per fortuna dura poco e al mattino il cielo e terso anche se fa molto freddo. 

Raduniamo  le  nostre  cose  e  ci  rimettiamo  in  marcia,  alle  7,00  di  mattina saliamo i tornanti  del  Galibier  in  una luce  incredibile e nonostante  le  tute il freddo è pungente, (siamo a fine Luglio) aldilà del colle,  Briancon,  dove facciamo sosta  in un  bar un pò  per fare colazione un pò per riscaldarci. Risaliamo in sella e dinnanzi a noi il mitico  Izoard, dal punto di vista paesaggistico niente a che vedere con Iseran o Galibier, tuttavia qui si respira la storia del Tour de France, sulla discesa una stele in memoria del “nostro” Fausto Coppi con una corona di fiori deposta dall’ organizzazione del Tour  in  occasione  del passaggio  della corsa,  pochi  giorni fà.   Parlando  del  Tour  de  France  non potevamo  a  questo  punto  ignorar e il Col  de  Vars  che  affrontiamo non prima di un rifornimento a persone e mezzi a Guillestre.   Il tempo peggiora,   inizia a piovere,   non  mi demoralizzo, anzi, tutto diviene ancor più suggestivo. Eccoci al cospetto del tratto più impegnativo di tutto il viaggio, il Col de Restofond, La Bonette, (2802 Mt.) la salita sembra non finire mai dobbiamo fare attenzione alla sede stradale stretta, deforme, senza guard  rail e  come  se non  bastasse  spazzata da  un  forte  vento, portare la moto con passeggero a pieno carico in queste condizioni mette sotto pressione, inoltre, attenzione anche ad un “club” di Dakariani mancati che in sella a TT-600, Honda XR ecc. vanno su come matti. Gli ultimi chilometri, bellissimi, richiedono ancora più prudenza con riguardo al precipizio vertiginoso sulla nostra destra, il paesaggio e lunare sosta di pochi minuti sul passo per sgranchirci le gambe e smaltire la tensione accumulata.

Incrocio  con  lo  sguardo  altri motociclisti, in particolare di un ragazzo tedesco in sella ad una vecchia GS visibilmente compiaciuto d’essere giunto sin quì. Lasciata alle spalle la nostra “cima  Coppi”,ancora un centinaio di Km.  di splendide  Alpi  marittime  ed eccoci a Nizza, il brutto tempo continua ad accompagnarci ed al mare questo pesa ancora  di più, così ci infiliamo in un Hotel e l’indomani ci immettiamo in autostrada per il ritorno a casa, viaggio non senza difficoltà a causa di vento che all’uscita delle gallerie sui viadotti può diventare pericoloso, le folate arrivano improvvise, facendoci sbandare paurosamente, riduciamo la velocità  e raggiungiamo la nostra Emilia non credendo ancora a quanto ci è passato sotto le ruote.

 Giorgio Pongiluppi